—Dissi così, perchè pensavo che donna Maria potrebbe possedere anche l'altra, e che vorrei ricuperarla.
Il duca si annuvolò.
—È vero! colei è capace di mostrarla a tutta Catania per vendicarsi e deridermi. Lasciate fare a me…. Che gli scrivevate nell'altra lettera?
—Che mio padre aveva dato il suo assenso, e che egli poteva presentarsi a lui.
—Infatti il marchese mi disse che avevate condotta la cosa in modo, così abilmente, che gli era stato impossibile rifiutarsi.
—Come potete tenermi ora tali discorsi? disse sorridendo donna Livia.
—Perchè pensavo che vostro padre aveva ragione nel dirmi che, quando vi eravate fitta una cosa in capo, o per una via, o per l'altra vi giungevate sicuro…. Lo so per prova…. E ditemi, aggiunge con quella curiosità, che in lui era un po' eccessiva, ed anche per rischiarare un suo dubbio; vi dolse, eh! il sapere che quel signore aveva moglie?
—Compresi che non mi aveva amata quanto credevo; però vi prego persuadervi che il dispetto non mi fu consigliere, e che non avrei esitato egualmente a fare quanto feci.
—Lo credo, ma confessate che rimaneste offesa nel non trovare in lui una fedeltà eguale a quella, che voi avreste voluto serbargli.
—Ebbene non lo nego.