E rispose:

—Oh! l'avevo già pensato; comprendete che non desidero vedere alcuno.

—Va bene. Ora mi occuperò della vostra lettera. Se donna Maria la possiede dovrà renderla.

Si alzò, si fece portare da un servo un tavolino coll'occorrente per iscrivere e sedette un po' più lungi.

«Cielo! ti ringrazio, pensò allora la duchessa, di avermi data tanta forza!… Ah! se avessi ascoltato quel movimento di passione, che mi destò in cuore la vista di Federico, che sarebbe avvenuto di me?… dove sarei caduta?… Ed invece potei escire da una situazione pericolosa, ed evitare quel duello fatale!… Sono tranquilla, quasi lieta!… Ah sì! si deve saper vincere sè stessi….»

Tale impresa ella l'aveva compiuta ed era degna di lei….

«Poi, pensava, ebbi prove dell'amore del duca; sarei ingrata se non lo riconoscessi!… Ed ora che cominciò a cedere, spero poterlo cangiare intieramente, e condurlo al bene….»

Donna Livia potrà sembrare a qualcheduno un po' fredda, un po' severa. Vi è chi dice che il preferire l'onore alla passione è troppa riflessione, od è egoismo…. Ma allora è un virtuoso egoismo, un egoismo eroico, che innalza al disopra della materia….

Che rimane poi d'un amore colpevole? Taluni persino lo strazio di dover arrossire dinanzi a chi ne fu oggetto.

Da alcune donne tale strazio non può venir sentito, come non ponno venir sentiti i rimorsi…. Ma certo la duchessa non aveva con costoro somiglianza alcuna.