Appena finiti i funerali, la duchessa, come lo aveva pensato donna
Maria, era ritornata al suo castello.

Quel castello era stato lasciato a donna Livia dal padre di lei, e colle vaste dipendenze formava parte delle sue cospicue sostanze. Benchè in inverno, la duchessa vi si recava sovente per più giorni insieme al suo bambino.

Questa volta aveva condotto seco lei donna Rosalia, temendo forse lasciarla in palazzo.

Il duca non aveva mostrato la menoma emozione nell'udire da sua moglie ch'ella ripartiva pel castello.

Nei precedenti giorni don Francesco aveva cercato contenersi come in un tempo di tregua; e come al benedettino, data una dilazione alla duchessa, e chiestane una per iscritto al cavaliere di Malta, perchè riflettessero meglio.

Nulla del resto,—aveva aggiunto con entrambi,—potrebbe smuoverlo dal partito preso, cioè di ottenere il silenzio con tutti i possibili mezzi.

E tale dilazione momentanea era stata accettata dal conte di San
Giorgio e da donna Livia.

Il giorno era per finire, quando la duchessa arrivò con donna Rosalia al castello. Quasi subito condusse la cognata in una sala del piano superiore: indi si assise vicino a lei senza parlare.

Donna Rosalia ruppe prima il silenzio.

—Dunque, disse, voi sperate, donna Livia, di poter giungere così a compiere il voto del mio sciagurato padre?