Sventurata! pensò; ah, non è soltanto la morte e la colpa di suo padre che ella piange! Quanto deve soffrire! Eppure quali angosce le sono serbate ancora! Adesso ella dubita soltanto: che sarà fra poco quando comprenderà che il principe non l'ha mai amata, o che almeno non l'ama più?—Cielo, perchè permetti che donna Maria debba, come ne sono sicura, venir preferita a questa fanciulla?… Donna Maria sì egoista, sì falsa ed insensibile!… Ah, non sono ingiusta pensando così di lei! Troppo bene la conosco.

E si passò una mano sulla fronte, mormorando: Oh! io so quanto costi rinunciare alla felicità vagheggiata!

E nei begli occhi della giovane duchessa brillò una lagrima… Ma ella scacciò tosto la sua emozione… Alfine, disse quindi tra sè, ho mio figlio, che tanto amo!… Sì: egli potrà forse farmi in parte dimenticare….

E come per non pensare a sè stessa, tornò ad esaminare donna Rosalia.

Temo, rifletteva, ch'ella non sappia sopportare il disinganno che l'attende… Vorrei incoraggiarla: vorrei dirle che so ciò che la fa soffrire:… ma no! D'altronde ora devo pensare a far quanto mi detta la mia coscienza, cercando realizzare il progetto che ho concepito.

E donna Livia tornò a guardare nella campagna.

Mentre poco prima stava considerando la giovane cognata, si sarebbe durato fatica a riconoscere in lei la donna che aveva strappato la pergamena a suo marito nella notte fatale, e che era quindi rimasta di ghiaccio alle di lui minacce.

Passò qualche tempo.

Ad un tratto la duchessa esclamò:

—Il cavaliere giunge.