Donna Rosalia alzò il capo.
—Sì, riprese donna Livia, allontanandosi dalla finestra. Egli si avvicina al galoppo. Io vado tosto a riceverlo, e vi comunicherò poi la sua risposta.
Ciò detto, sortì rapidamente.
Donna Rosalia le guardò dietro un istante.
Sì, disse tra sè; ella otterrà forse quanto mio padre desiderava…
Riescisse almeno quel progetto!
Indi a sua volta si mise alla finestra, ove stava prima appoggiata la moglie del duca. I suoi sguardi non errarono a lungo, e si arrestarono tosto nella direzione di Catania.
La notte, che si avvicinava, non le permetteva di scorgerla… Per qualche tempo donna Rosalia rimase immobile.
Quella fanciulla, benchè nata in seno all'opulenza, era davvero degna di compassione! Sua madre era morta nel darle la luce; ed ella, al pari di donna Maria, aveva passato l'adolescenza in un monastero, ove le religiose cogli scrupoli, le continue pratiche di pietà, i sermoni;—le compagne colle immagini fallaci del mondo, col fantasticare in regioni sconosciute—avevano sviluppato nelle due sorelle gl'istinti diversi: così donna Rosalia, per natura sensibile e generosa, era divenuta appassionata ed insieme molto pia, fanatica quasi;—e donna Maria, d'indole perversa ed egoista—scettica, falsa, avendo ella presto volto il suo naturale ingegno, il brio, la perspicacia all'intrigo ed al male.
Ritornate nella casa paterna dopo qualche anno, quelle due ragazze erano state abbandonate a sè stesse ed alle influenze non sempre buone delle governanti e delle cameriste.
L'abitudine del vecchio duca di ricevere società numerosa, onde certo soffocare colle distrazioni i rimorsi; l'egoismo, l'indifferenza di don Francesco, il quale non si era mai dato alcun pensiero delle sue giovani sorelle,—avevano compita l'opera funesta di quella educazione viziata.