—Chi ha sposato?
—Una donna bellissima; non ne so altro…. Ecco la mia casa.
Battè alla porta, che venne tosto aperta. Entrarono.
I servi ignoravano il ritorno del loro padrone. Lo accolsero sorpresi; si diedero a correre affaccendati di qua e di là.
Qualche momento dopo il conte ed il messinese erano seduti in un'ampia sala, alle cui pareti stavano appese spade, lance, armi d'ogni genere, ed anche qualche trofeo conquistato sui Turchi all'assedio di Malta. Quella sala era illuminata da molte candele, poste in pesanti doppieri d'argento, cesellati magnificamente. Il conte era molto ricco, e soltanto per amore alle armi, per un capriccio quasi, si era fatto cavaliere di Malta.
Per molto tempo egli dovette dare ancora a Dal Pozzo dei dettagli sui meravigliosi avvenimenti, che tanto sorprendevano il messinese.
Finalmente questi fu persuaso che Federico era proprio cugino del duca.
—Ora narrate voi, disse il conte, quanto mi avete promesso, giacchè oggi soltanto udii confusamente che Federico era stato fidanzato a donna Livia, ma non conosco alcun particolare in proposito!
—Sappiate dunque, cominciò Dal Pozzo, che sulla fine del 1570 Federico ed io fummo mandati a Corfù: come vi dissi, eravamo amici intrinseci, benchè tale amicizia non datasse da lungo tempo. Passammo là tutto il verno. Io, che da due anni ero assente dalla mia patria, chiesi nell'aprile del 1571 un permesso di recarmi a Messina, a visitarvi don Alfonso mio zio, che viveva ancora. Pregai Chiarofonte di accompagnarmi, egli accettò, chè tanto non vi era guerra pel momento. D'altronde la nostra assenza doveva durare un mese soltanto. Partimmo insieme. Nei primi giorni del nostro arrivo in Sicilia io ed il mio amico noleggiammo una barca, e ci recammo a fare una passeggiata sul mare. Non ci allontanammo molto dalla riva, che era affatto deserta. Ad un tratto udimmo vicino a noi delle grida. Vi era un piccolo promontorio, che ne impediva vedere, ma in pochi istanti lo passammo. Una barca, condotta da domestici riccamente vestiti, era stata assalita dai corsari, i quali ne erano già padroni. Uno di loro stava per uccidere un vecchio cavaliere, un altro per trascinare nella loro barca una giovane, che tentava gettarsi in mare.
—Donna Livia! esclamò il conte.