—E dove alloggia il mio amico?

—Nel palazzo del principe degli Alberi, il di cui zio fu amico intrinseco del superiore. Il giovane principe… e si arrestò come disgustato… Indi: ha sposato da quasi due mesi donna Maria, una delle sorelle del duca.

—Vedo.

—Voi, Dal Pozzo, continuò il cavaliere, dite pure a Federico che alloggiate in mia casa, e che vi narrai in qual modo io l'ho ritrovato e la storia di suo padre, ma tacetegli di quanto mi raccontaste dell'amore di donna Livia per lui. Ditegli, se ve ne chiede, che io lo ignoro. È un riguardo, che devo al duca mio cugino.

—Ve ne do parola. Io farò il possibile, lo giuro, onde non tenti in alcun modo turbare la pace di una donna, ch'egli deve rispettare. D'altronde è ammogliato; è un bene, credetelo, signor conte: così la duchessa in avvenire proverà per lui soltanto della riconoscenza.

Si venne ad annunziare la cena, che, quantunque improvvisata, era certo migliore assai di quelle fatte tante volte dal cavaliere di Malta quando viaggiava per obbedir donna Livia, e compiere il voto del vecchio duca.

Durante la cena egli e Dal Pozzo continuarono a parlare degli strani casi, dello strano passato, che facevano del duca e di Federico due cugini e due mortali nemici.

Che tutto finisse bene dicevano sperarlo, ma ne dubitavano ancora; il conte sopratutto, che in Gabriella, in Camilla, in donna Maria vedeva misteri, raggiri, complotti, minacce future.

XIII.

L'indomani Dal Pozzo si metteva in cerca di Federico; ne domandò al palazzo del principe, e gli fece dire da un servo che Dal Pozzo desiderava parlargli.