L'ufficiale non si fece aspettare. Oltre che aveva gran voglia di vedere il messinese, questi veniva a toglierlo da una situazione penosa. Gli pesava trovarsi in quella casa ove si parlava del duca, della duchessa ad ogni istante, con insistenza quasi.
Non aveva ricevuto notizie di don Francesco, ed era già il dopo pranzo; ciò gli faceva pensare che egli pure avesse ceduto a donna Livia.
Camilla non gli aveva fatto alcuna domanda, che a lei doppiamente sarebbe riescita sconveniente e dannosa. Suo marito credeva ch'ella ignorasse tutto; poi ei poteva risponderle con altre interrogazioni sulle carte del cavaliere dell'Isola e su Gabriella. La gelosia non l'aveva turbata a tal segno. D'altronde la gelosia istessa la consigliava a tacere onde poter macchinare segretamente a danno della duchessa. Come donna Maria, credeva più saggio dissimulare.
Dopo i primi saluti pieni di effusione, i due amici si allontanarono dal palazzo del principe; contavano fare una passeggiata nella campagna.
—Ah! disse Federico, se tu sapessi! Quali avvenimenti!.. Io sono cugino del duca, del marito di donna Livia… Ma che? lo sai?
—Sì.
—Chi tel disse?
—Il conte di San Giorgio, a cui domandai di te, e che mi narrò tutto.
—Il conte? Sa egli ch'io amai donna Livia?.. che ne fui amato tanto?
—No.