—Sì! mormorò Federico.
—Donna Livia le deve la vita? disse il conte avvicinandosi a
Gabriella. Ed io, che tanto sospettai di lei…. Oh sventurata!
E come aveva fatto prima l'ufficiale, depose un bacio su quel freddo cadavere.
Dal Pozzo era tanto spaventato che non poteva profferir parola.
Federico, più pallido della morte, stava immobile appoggiato alla parete.
Marco continuava:
—Questa disgraziata, che io doveva sposare, fu rapita, or sono cinque anni, dalla casa ove l'aveva messa suo padre, rapita per ordine di costei, che la diede in mano ad uno sconosciuto, e le indebolì il cervello con narcotici possenti…. Mi raccontò tutto ella stessa, quando la vidi in Rimini poco tempo fa… Ed io, che conoscevo questa donna come un'avvelenatrice, l'avevo consigliata a diffidarne, senza tuttavia spaventarla troppo, poichè speravo che ella fosse soltanto l'amante di Federico di Chiarofonte, che non potei avvertire perchè ignoravo da lungo tempo ove fosse!… Quando ritornai a Rimini, il giorno dopo la partenza di Gabriella, vi trovai un suo biglietto, nel quale mi annunciava che si recava in Sicilia col fratello; ma ignoro per qual motivo non accennasse a costei; ciò mi confermò nella mia supposizione, e pensai con gioia che Chiarofonte non l'aveva sposata. Io compresi, aggiunse volgendosi all'ufficiale, perchè vi recavate in Sicilia. Sapevo chi fosse stato vostro padre da qualche giorno appena; sicuro che Camilla non era qui, pensai poter indugiare per andare a Venezia a prendere una lettera del cavaliere dell'Isola, posseduta dalla signora Lorini, e che credevo potesse esservi necessaria…. Ohimè! che feci! perchè differii?… Tenete, Federico: è l'ultima lettera di vostro padre.
L'ufficiale prese il foglio, ma non potè leggerlo; accennò al conte di leggere lui, ciò ch'ei fece ad alta voce con viva emozione, evitando però certe frasi concernenti la moglie dello zio.
Quando la lettura fu terminata, Federico escì finalmente dal suo abbattimento.
Ohimè! disse, ed io potei unirmi a simile mostro! Oh mio Dio!…