A Gabriella, per ordine del duca, erano stati fatti magnifici funerali, che a Marco sembrarono come un'amara derisione al passato della sventurata figlia del cavaliere dell'Isola.

Il veneziano, recatosi al palazzo del duca, vi era stato ricevuto da donna Livia. Ella lo aveva incaricato di andar a prendere i figli di Gabriella, di cui aveva parlato al marinaio con molta emozione:

—Io voglio, avevagli detto, rimpiazzarla presso loro; finchè saranno esciti dall'infanzia, li lascerò colla loro governante, che pure condurrete qui, ad un mio castello vicino, ove mi reco sovente; e voi, signore, quando verrete a vederli, sarete sempre il benvenuto. Non dimenticherò giammai quanto devo alla sventurata cugina del duca ed a voi stesso.

E Marco, dopo aver narrato alla duchessa la storia di Gabriella, era partito più calmo ed incantato di donna Livia.

Che buona dama è questa giovane! pensava; almeno Gabriella non salvò la vita ad un'ingrata. Non capisco; pare che questa duchessa abbia in passato amato anch'ella Federico di Chiarofonte, a quanto ieri ne udii.

Egli aveva narrato al conte di San Giorgio di quello abboccamento, aggiungendo che la sera istessa si sarebbe imbarcato per Rimini.

Federico disperato, furente, indignato voleva partire con lui.

Aveva dapprima pensato al suicidio, e se ne era dissuaso soltanto quando Dal Pozzo gli ebbe detto che con esso amareggerebbe ancora l'esistenza di donna Livia, la quale avea già tanto sofferto per la passione infelice, ch'egli le aveva ispirata.

Il conte ed il messinese lo avevano condotto, trascinato quasi dal procuratore, il quale, avendo già tutto concluso col duca, non aveva che ad intendersi col giovane cavaliere dell'Isola. Questi lo incaricò dell'azienda de' suoi vasti possedimenti e delle divisioni.

L'ufficiale aveva persuaso Dal Pozzo a seguirlo almeno per qualche
tempo; contava vedere una volta il fratello, riabbracciare i figli di
Gabriella, salutare a Venezia la signora Lorini, quindi recarsi a
Milano, e chiedere d'essere inviato in Ispagna per sempre.