—Non cerchiamo d'interrogar l'avvenire, rispose ella: disponiamoci ad accettar con coraggio quanto potrà darci di male, e forse sarà meno triste di quanto potremmo presumere in mezzo a tante preoccupazioni. I presagi, che talora si credono scorgere in esso, sono più fallaci di una sibilla menzognera.
Vi era in queste parole della giovane duchessa un senso di sconforto, che ne traspariva suo malgrado, come una rimembranza di speranze distrutte, di necessità subíte.
Il cavaliere la esaminò con una certa agitazione; indi:
—Avete ragione, signora, le disse: vi fu un tempo in cui io guardavo al futuro con una specie di temeraria fiducia: credevo non dover trovarvi mai se non che pugne felicemente sostenute, soddisfazioni di un guerriero…. ed invece….
La duchessa lo guardò attentamente.
—Non temete, donna Livia, proseguì egli con dolore ed insieme con esaltazione; io non mancherò giammai alla promessa che vi ho fatta; riguardatemi senza timore come il vostro amico più devoto.
—Vedete che come tale vi riguardo, caro conte; non metto ora forse la vostra amicizia alla prova, ed a dura prova?
Ella sorrise leggermente, e dopo qualche istante:
—L'unica cosa, che temo indovinare nell'avvenire, è il dolore di donna Rosalia. Questa fanciulla, credetemelo, cavaliere, mi preoccupa assai.
—Ed io pure: ma che fare? d'altronde presto partirò. Voi la consolerete, duchessa.