—Nemmeno io: ella non è capace di amare alcuno; ma non rinuncierà mai ad un gran partito come questo per generosità. Il lusingarsene sarebbe un assurdo. Guardate, donna Livia, io provo per quella fanciulla, quantunque tanto bella, una repulsione grandissima.
La duchessa non rispose: perchè avrebbe difeso donna Maria? Non era suo costume prodigare elogi a chi non stimava.
—Ed io, continuò il cavaliere, voglio dirvi che vi guardiate da lei: anche conoscendola, come certo la conoscete, non la temete forse abbastanza. Siete al disopra di ogni sospetto; ma colei potrebbe egualmente nuocervi. Diffidate… La notte, in cui morì mio zio, io feci per accostarmi a voi: volevo dirvi qualche parola sul disgraziato affare della pergamena, mentre eravate appoggiata al letto.
—Ebbene?
—Io vidi donna Maria esaminarmi in modo che rabbrividii. Ella sorrideva impercettibilmente; ma quel sorriso era sì malvagio, che io vi lessi macchinazioni infernali, come ne lessi ne' suoi sguardi… Oh! donna Livia!—aggiunse con viva emozione—io che so per prova come voi siate fra il numero raro di quelle donne che saprebbero morire prima che mancare anche in ispirito all'onore, al dovere; posso dirvi che ella sospetta di voi: posso dirvelo senza timore d'offendervi.
—Vi ringrazio, conte, rispose la duchessa tristamente: mi prevarrò di questo vostro avviso.
Il rumore, che si poteva aver udito poco prima, si rinnovò; ma neanche questa volta nè donna Livia, nè il cavaliere lo notarono.
Il duca, scosso e persuaso dalle ultime parole del cavaliere di Malta, ed arrossendo d'aver potuto un momento dubitare della duchessa, non aveva voluto trattenersi maggiormente. D'altronde da un istante all'altro il conte poteva lasciare il castello, ed ei non voleva esporsi ad incontrarlo in cammino. La risposta, che donna Livia aveva data all'avvertimento del cavaliere, pareva dover terminare il colloquio; pensò che si sarebbe fatta chiamare donna Rosalia, e che ella entrando poteva avvedersi di lui: non gli rimaneva forse che il tempo strettamente necessario per ritornare a Catania senza essere raggiunto dal cugino.
Fu fortuna; poichè, se si fosse trattenuto ancora, avrebbe inteso parlare del progetto che riguardava il cavaliere dell'Isola.
—Chi sa quali cangiamenti avverranno qui forse durante la mia assenza? disse il conte di San Giorgio a donna Livia.