—Sentite, in questo non so dar torto al duca…. Volevate ch'ei si lasciasse offendere impunemente e sopportasse d'essere così vilmente giuocato?… Avreste voi perdonato a quelle donne, che vi tendevano si perfidi lacci…. che vi volevano disonorata ed estinta?
—Se io vi dicessi, conto, che non provai sdegno contro chi mi odiava senza ragione non me lo credereste.
—Io tutto crederei, signora.
—Fareste male, poichè vivamente m'indignai, ed il desiderio della vendetta lo provai anch'io, ma per poco…. Ed ora penso con dolore a donna Maria, che il duca non vuol lasciare assolutamente in libertà e che, per non aver saputo vincere istinti malvagi, perdette sì bella e giovane uno splendido avvenire…. Che sarà di lei?…
—Io pure me lo chiedo con qualche compassione; ma l'idea, ch'ella potrebbe nuocervi ancora la vince…. Ella fu sempre perversa, finta, vendicativa al maggior segno sin da bambina, me lo rammento.
—Per ora, riprese donna Livia, il duca non vuole sentirne parlare; sale in furore al solo udirne pronunciare il nome….
Però chi sa! fra qualche tempo, se si potesse inviarla in luoghi lontani….
Io spero che, per proprio interesse almeno, ella si ravvederà; poco a poco mi lusingo persuader don Francesco…. Agiremo con ogni precauzione, faremo in modo che ella non possa nuocerci mai…. D'altronde la solitudine attuale, le amare riflessioni, il rossore la consiglieranno ad essere cauta, se non possono cangiarle il cuore.
—Speriamo…. E donna Rosalia? soffrì ella molto all'epoca di quello sciagurato matrimonio?
—Moltissimo.