E come per distrarre la giovane, per occuparla di altro che del principe, aggiunse:
—Siate cauta, cara donna Rosalia: adoperatevi colla duchessa, affinchè non si penetri da alcuno il vero motivo della mia assenza.
—Oh non temete! quel progetto mi sta tanto a cuore!
—Ora, riprese il conte, ritorno subito a Catania. Prima di partire mi recherò da don Francesco: se sarete ritornate in città, avrò il piacere di salutarvi ancora: altrimenti, pazienza!
Egli contemplò qualche istante donna Rosalia e la duchessa; la prima con una tenera compassione; la seconda un po' più a lungo, e con espressione indefinibile. Indi decidendosi, si strappò alla specie d'incanto, che lo tratteneva in quella sala: e dopo aver abbracciata donna Rosalia, e baciata tremando la mano alla duchessa, partì.
La moglie e la sorella di don Francesco rimasero silenziose: entrambe erano commosse, agitate.
Il progetto di donna Livia era generoso; ma chi sa dove poteva condurre?
Quasi subito una vecchia che era sempre stata governante di donna Livia, sin da quando questa era bambina, venne ad avvertirla che il benedettino, invitato segretamente da lei a recarsi al castello, era giunto non visto da alcuno, ed attendeva nella cappella.
Donna Livia vi si recò all'istante.