Il marito felice, nel riconoscere accusata a torto una sposa adorata, aveva vinto il signore orgoglioso, ingiusto; l'uomo ostinato, irascibile, avido soprattutto di comando.
Ma ahi! come per poco!
Perchè quella sensazione, che egli aveva provata vivamente, non aveva cercato rattenerla?
Perchè doveva essere passaggiera, fugace, come tante sentite talora contro volere; senza saperlo quasi; soltanto per un istinto di natura?
Quella sensazione aveva lasciato nel duca, è vero, una traccia del suo passaggio; ma essa col suo entusiasmo, colla sua poesia si era allontanata come luce sovrumana, incantevole; come sogno delizioso e fuggitivo, di cui è dato serbare soltanto il ricordo.
Altri sentimenti nè entusiastici, nè poetici, radicati fortemente in don Francesco, non avevano voluto cedere per molto il campo ad un'ubbia generosa.
Atterriti, per così dire, del momentaneo esilio che in grazia di quell'ubbia avevano dovuto subire, essi si adoperarono tosto nel dimostrare al duca come il mettere in oblio per una donna ogni altra cosa sarebbe stato mancare di dignità.
Così quei sentimenti tornarono a signoreggiare il suo cuore….
Senza di essi don Francesco, spinto dall'amore, avrebbe saputo rinunciare a' suoi ingiusti progetti; acconsentire alla perdita di qualche parte delle sue ricchezze; sopportare il disdoro che egli credeva dovesse venire alla sua famiglia, alla sua casa da quella riparazione.
E tutto questo per ottenere l'approvazione della duchessa!