Donna Livia non lo aveva sposato per inclinazione; ma era buona, sensibile: sarebbe stata commossa nel vedergli fare un sacrifizio che ella più d'ogni altra avrebbe apprezzato…. E…. chi sa!… Al sentimento del dovere, che solo l'aveva guidata sino allora, si sarebbe forse aggiunta un'affezione non appassionata, ma riconoscente e sincera….
Ella aveva amato un altro, amato moltissimo; ma colui era morto: e se ella avrebbe voluto restargli fedele egualmente: se perciò aveva desiderato assai rimaner sempre libera: non rifiuterebbe ora forse un giusto affetto all'uomo di cui portava il nome: al padre di suo figlio, ove ei sapesse meritarlo: gli perdonerebbe alla fine di averla fatta sua quasi forzatamente.
E ciò non sarebbe stato grandissimo compenso ad un sacrificio d'orgoglio, d'interesse, d'amor proprio?
Questa era la via, che la gioja provata nel veder donna Livia sempre degna dell'amor suo, aveva per un istante additata al duca; e dalla quale lo allontanarono poi le altre sue passioni.
Egli si vergognò come sempre di amar tanto; e come sempre si promise di non cedere.
Eppure questa vittoria di un cattivo démone gli costava, ne soffriva assai.
Non si ha l'idea delle pene strane che deve provare un cuore trabalzato continuamente da un sentimento all'altro, incatenato da pregiudizii che non ha la forza di svellere, e che lo rinchiudono in una prigione di ferro.
Dopo essersi dibattuto tra l'amore, che lo spingeva al bene, e l'orgoglio che lo trascinava al male, don Francesco aveva finito per cedere al secondo: e così la sua volontà, nell'esigere ad ogni patto che il segreto di famiglia fosse serbato, era rimasta eguale.
Escito dalla dolce esaltazione di poco prima, tornava a veder le cose dal lato pratico: però alcun che di quella esaltazione gli era rimasto, ed unito agli altri suoi pensieri creava una specie di caos nel suo cervello.
E donna Maria?