Era soddisfattissima della buona riescita di quel colloquio. Benedisse al segreto del padre, grazie a cui soltanto il duca assecondava i di lei voti.
Don Francesco le si avvicinò, e guardandola fissamente:
—Ora, le disse, non vi raccomando di nuovo di serbare il silenzio sull'affare che sapete, e non parlarne mai nemmeno col vostro sposo istesso: non avete alcun interesse a tradirmi: solo vi dirò che, se mai per animosità o per dispetto lo faceste, io ve ne farei pentire. Nessuno, rammentatevelo bene, nessuno vi salverebbe allora dalla mia collera; vostro marito mi risponderebbe, ed alla menoma indiscrezione….
Donna Maria non aveva mai pensato a rivelare quel segreto; la responsabilità colpevole, che assumerebbe tacendo, era la cosa di cui meno si preoccupava; ma, ove anche fosse stato il contrario, le parole minacciose del duca l'avrebbero tosto persuasa. La calma, con cui egli le aveva parlato dapprima, non l'aveva illusa: aveva compreso ch'essa era simulata a fatica, e non indizio d'aver don Francesco cangiato carattere.
—Non parlerò mai, esclamò, lo giuro!
—E sarà meglio per voi. Ora potete ritornare nelle vostre camere.
Donna Maria partì.
«Sì, costei tacerà, pensò il duca. Ah, quante noje per riparare a ciò che fece donna Livia!… E se a malgrado di esse non riescissi?…»
Un movimento di rabbia gli sfuggì; indi:
«Domani vedrò il benedettino, vedrò il cavaliere: e se tutti tacciono, nessuno ha mai reclamato sin qui… È vero che la morte di mio padre, conosciuta da coloro, potrebbe… Ma no, no: è impossibile!…»