—L'Angiolina non può mica vedere.

—È forse la figlia della cucitrice? È una buona ragazza.

—Sì,—disse Giannina,—è la più attenta di tutta la scuola, e quando Elisa raccontava della villa avea le lagrime agli occhi pensando che i suoi genitori erano tanto poveri e non potevano andare nemmeno a respirare un po' d'aria buona; essa diceva: «Invece di una villa mi contenterei di andare in una capanna, pur di essere all'aria aperta e vedere un po' di verde.»

—Ebbene, la inviteremo a venire con noi,—disse Maria,—è una brava ragazza, conosco sua madre e si fa un'opera buona, così anche vedrà la differenza che passa fra la villa fantastica che le ha descritta Elisa e la casa modesta dove andiamo ad abitare.

Elisa s'era fatta tutta rossa e diceva:

—Maria, ti prego, non farlo, lo racconterà alle compagne e rideranno di me.

—Sarà il tuo castigo, così imparerai a non esagerare le cose e a non farti credere più di quello che sei.

—Piuttosto invita l'Evelina,—disse Elisa.

—Ti pare? Essa è abituata a viver più riccamente di noi, ci dovremmo mettere in impegno e far delle spese, e poi non si troverebbe bene; invece per Angiolina non cambiamo nulla delle nostre abitudini e si troverà bene come una regina. Evelina sarebbe un disturbo inutile perchè non ho nessuna intenzione di fare degli inviti; riguardo ad Angiolina si fa una buona azione. Così uno di questi giorni andremo dalla signora Merli per invitarla.

—Chissà se sua madre la lascerà venire!—disse Elisa.—Sarei proprio contenta che non le desse il permesso.