Essa però pensava sempre ad Anna e Graziella, che non sapevano lavorare, e sarebbero certo morte di fame; e quando il padre aveva fatto una buona pesca, riempiva in segreto una cesta di pesci, e sull'imbrunire andava nell'antica viuzza accanto alla casa dove era nata, e sulla soglia lasciava la cesta, e poi rifaceva la via in un lampo.
Anna e Graziella quando la prima volta trovarono i pesci presso l'uscio, dissero:
—È la provvidenza che si ricorda di noi.
Esse non erano più riconoscibili tanto soffrivano; non sapevano lavorare, e per conseguenza non avevano di che mangiare.
Graziella era bensì ritornata a lavorare dalla sarta, ma non guadagnava che pochi centesimi. Anna aveva offerto i suoi servizi a qualche famiglia, ma non essendo buona a nulla, dopo le prime prove veniva licenziata.
—Tutto colpa di quel mostricciattolo di Carmela, che ha stregato
Giovanni durante la malattia,—diceva Anna, e si sentiva crescer
l'odio che aveva sempre avuto per quella fanciulla.
Quando trovavano la cesta di pesce sulla porta, dicevano che certo qualche buona fata pensava a loro, e per far qualche soldo, vendevano il pesce ai vicini.
Graziella sarebbe stata curiosa di sapere chi dovesse ringraziare del pesce, e volea spiare sull'uscio per scoprire qualche cosa; ma Anna non volea saper nulla: diceva che era meglio credere che venisse dal cielo e non aver obbligazioni con alcuno.
Una sera che Carmela avea portato il pesce al posto consueto, e se ne tornava a casa, incontrò nella viottola buia un bel marinaio che la guardò negli occhi.
—Gennaro, siete voi?