Quando Giovanni incominciò a star meglio, allora conobbe la grande abnegazione della sua figlia, e l'egoismo della moglie e di Graziella, e disse a Carmela:
—Tu sei un angelo. Guai se non eri tu a curarmi! sarei morto come un cane; e dire che a te non badavo nemmeno! Come mi pento d'essere stato così ingiusto! Ma ora, noi due staremo sempre assieme, e le altre resteranno là dove sono andate; non le voglio più vedere.
Carmela le difendeva:—Sarebbe stato un peccato che Graziella venisse presa da una malattia così terribile, che può lasciar tracce sul viso,—diceva scusandole.
Ma Giovanni non voleva saperne più nè della moglie, nè dell'altra figliuola, e diceva abbracciando Carmela:
—Si sta tanto bene noi due, e non voglio più che tu faccia la vita che facevi una volta; verrai con me a girare la città, a respirar un po' d'aria libera: ne hai di bisogno, sei tanto pallida.
Quando la casa tu disinfettata, e Giovanni guarito, ritornò Anna, ma egli non la volle vedere.
Anna se la prese con Carmela, dicendo che le aveva guastato il marito, che non le voleva in casa perchè Graziella era più bella di lei; e mentre s'avventava contro la figliuola per batterla, entrò Giovanni, che, rivoltosi alla moglie, disse:
—Voi non siete degna di respirare l'aria che respira quest'angelo; voi mi avete abbandonato, essa mi ha assistito e m'ha salvato.—Poi a Carmela, disse:—Andiamo via noi da questa casa, giacchè loro non vogliono andarsene.—E condusse fuori la figlia, la quale diceva alla matrigna:
—Vado per obbedienza.
Giovanni era forte, robusto e non avea paura del mare; s'unì ad una compagnia di pescatori, e quando faceva buona pesca, andava a venderla assieme a Carmela, la quale si sentiva rivivere trovandosi tutto il giorno all'aria aperta che le accarezzava la faccia, le penetrava nei polmoni, e la rinvigoriva.