Intanto il padre di Gigi che aveva assistito alla scena, s'era avvicinato tutto ansioso al figlio che aveva le carni del braccio un po' strappate, ma era vivo, e si capiva che la ferita non era pericolosa.
—Ringrazia Pinella—gli disse—se non sei tutto stritolato e ridotto una massa senza forma; che cosa hai fatto? Dove avevi la testa per metterti a quel rischio?
Egli non rispondeva; confuso, avvilito, si lagnava del suo braccio,
quantunque il medico chiamato in fretta avesse dichiarato che la
ferita non era pericolosa.
Passato quel primo momento di confusione, tutti ammirarono la
prontezza e la bravura di Pinella, e prima di uscir dallo stabilimento
gli fecero una ovazione, e quasi lo portarono in trionfo.
Egli si schermì; era timido e tutto quel chiasso gli dava noia; chiese solo di ritornare a riprendere il suo posto preferito accanto alla macchina.
—Ti daremo un posto migliore,—gli disse il capo-macchinista.—Ti prendo sotto la mia protezione, e guai chi oserà farti del male!
Quando andò a casa e raccontò alla mamma il fatto, essa disse:
—Quella gente proprio non meritava che tu lo salvassi; ti vogliono
tanto male!
Più tardi terminata la cena sentì picchiare timidamente all'uscio,
entrò la Filomena conducendo Gigi col braccio al collo.
—Rosa, permettete,—disse tutta confusa,—voglio dare un bacio al
vostro figliuolo, sono stata ingiusta, lo riconosco.