Ma Pierina non voleva accettare.

—Non ho fatto che quello che dovevo,—disse,—siamo qui apposta per guardare la strada; ma se volete proprio esserci utili, dovete dire alla Direzione della ferrovia che abbiamo fatto il nostro dovere, che nemmeno un uomo poteva fare di più; raccomandate loro che ci lascino la nostra casa cantoniera, il nostro cantuccio dove viviamo tanto felici.

—Lasciate fare a me,—disse il signore ch'era un ingegnere addetto alla direzione della ferrovia.—Lo faremo certo, e dopo un fatto simile credo non vi manderanno via, ma in ogni modo accettate questo denaro, vi servirà a pagarvi la casa nel caso non volessero lasciarvi la guardia d'un posto tanto pericoloso, e la Direzione della ferrovia, vi assicuro, ne fabbricherà un'altra vicino al ponte.

Intanto erano venuti i muli e i carri per caricare la roba, e passare al di là del precipizio, sul sentiero della montagna.

Molti viaggiatori lasciarono un ricordo alla Pierina, e l'abbracciarono, ed essa, quando tutto fu ritornato tranquillo, disse alla mamma che ancora non poteva rimettersi dallo spavento passato:

—Sono contenta; almeno non ci porteranno più via la nostra casa.

—Quanto sei buona!—le disse la madre,—ed io che t'ho sgridata, ma,
sai, non ho pensato che al tuo pericolo; avevo perduta la testa.

—Non ti crucciare, mamma, lo so che mi vuoi bene, e pensare che
quella signora voleva che andassi con lei! Doveva esser pazza.

Tutti quei ragazzi avevano seguito attentamente il racconto senza fiatare.

—Bello, bello,—esclamarono,—peccato che sia finito! ma ce ne racconterai un altro, è vero?—disse Giannina.