—Un'altra sera, ora sono stanca.
—Brava!—esclamò don Vincenzo.
—È bello davvero,—disse il professore.
—È una storia vera,—disse Maria,—non ho fatto che trascriverla.
—E aggiungervi un po' della vostra grazia e del vostro sentimento,—soggiunse il Damiati.
—È bellissima la sua idea, e spero non mancherà di avvertirmi quando ne leggerà qualche altro.
—Si figuri, ne sono tutta orgogliosa, e non mi sarei mai aspettata che queste storie per i ragazzi, potessero interessare un professore come lei; ma ella è tanto buono!
Poi per cambiar discorso guardò quello che stava scarabocchiando Mario in silenzio.
—È proprio incorreggibile,—disse mostrando al professore i disegni del fratello.
Era una carta che rappresentava un treno dal quale scendevano dei tipi veramente buffi d'inglesi impalati, di forestieri camuffati con mantelli ridicoli; c'erano teste che guardavano fuori dai finestrini coi capelli irti e le facce spaventate, oppure con dei berretti dalle fogge più strane. Davanti a tutti poi, una bimba, con una cappa nera, con una bacchetta in mano, in atto di fermare il treno.