—Posso far di tutto,—disse,—ripulire e lavare la casa, aver cura
delle bestie, far delle commissioni.

—Sei matto,—disse la donna;—coi tempi che corrono, non c'è
abbastanza da lavorare nemmeno per noi.

Egli proseguì il suo cammino con un sospiro.

Vicino alla chiesa, vide un uomo piuttosto ben vestito che veniva
incontro a lui.

Egli si fece avanti, e pensando alla mamma ammalata, a quello che gli
aveva detto il fratello, stese la mano per chiedere l'elemosina.

—Non ti vergogni?—gli disse quell'uomo,—alla tua età chiedere
l'elemosina! va a lavorare, piccolo vagabondo.

Non chiedeva di meglio che procurarsi del lavoro, avrebbe voluto dirglielo, ma sentì come un gruppo alla gola che gli tolse il respiro e corse via senza dir nulla, vergognandosi.

Cominciava ad essere scoraggiato e pensava se non fosse meglio per quel giorno ritornare a casa, quando udì il rumore della diligenza che arrivava, e non si mosse, nella speranza che quelli che venivano di lontano fossero più pietosi.

La diligenza si fermò davanti all'osteria della Posta, ed egli corse subito per togliere ai viaggiatori le sacche, gl'involti che avevano in mano, e per aiutare a scaricare i bauli. Ma l'oste che al rumore della diligenza era uscito, diede uno scappellotto ad Antonio dicendogli:

—Levati dai piedi, non abbiamo bisogno del tuo aiuto.