Quando il sindaco gli disse che l'aveva fatto chiamare per dirgli che suo fratello era morto a Dogali combattendo contro Ras Alula, egli non volea credere e stette là ad aspettare che gli dicesse d'aver fatto per celia, ma il sindaco gli confermò la tremenda notizia.

—Consolati,—gli disse,—è morto da eroe, e certo gli daranno la medaglia.

Ma che cosa gl'importava e la medaglia e che fosse morto da eroe, se non sarebbe ritornato, e non l'avrebbe più riveduto! E alla mamma come avrebbe potuto dare quella terribile notizia? No, non era possibile, piuttosto che dirglielo non sarebbe ritornato a casa.

Infatti non disse nulla, ma gli pesava di dover continuare ad ingannarla; andò a consigliarsi colla sua amica alla Colombara, ed anch'essa lo esortò a non dir nulla alla mamma; era inutile affliggerla, poichè non aveva che pochi giorni di vita.

Essa compiangeva il povero Antonio; ma quel giorno era contenta perchè le aveva portata una lettera nella quale Enrico le scriveva che sarebbe presto venuto in congedo.

Essa regalò al suo amico tante cose da portare a casa; delle frutta, della farina e delle uova.

—Prendi,—disse,—almeno che la tua mamma abbia da sostentarsi.

Ma egli non pensava che al suo fratello morto e al segreto che dovea
tenere in petto.

Quando entrò in casa volle mostrarsi contento, ma aveva le lagrime
agli occhi.

—Perchè hai quella faccia?—gli disse la mamma.