Il professore Damiati dice che è uno dei soliti ciarlatani; però io non mi sarei mai figurato un ciarlatano dall'aspetto così rispettabile.
«Venite venite,—intanto egli continua dall'alto del suo cocchio,—io non sono un ciarlatano, quello che dico è la pura verità, comperate la mia polvere, se non avrà la virtù ch'io vi prometto me la renderete, ed io vi restituirò il vostro danaro; posso parlar meglio di così? vedete che non arrischiate nulla.»
Tutta quella popolazione, rimasta incerta fino a quel momento, incomincia a scuotersi; già una donna si avvicina, sale sul cocchio e domanda la polvere, che le viene subito data per una lira; un'altra segue il suo esempio; un giovanotto dice di avere un dolore sulla faccia, e Rocco Lavarione gli fa una fregagione colla sua polvere, e poi gli chiede:
—E il dolore non lo sentite più?
Il ragazzo dice di no e se ne va tutto contento.
Incomincia il pigia pigia della gente intorno alla carrozza; tutti stendono le mani per chiedere la polvere miracolosa.
Rocco Lavarione e il suo domestico non hanno braccia bastanti per appagar tutti; le lire piovono nel vassoio, s'accumulano in un momento. E tutta quella gente se ne va contenta col pacchetto di polvere in mano, sorridente come se portasse a casa un tesoro.
Vicino a noi c'è un gruppo di villeggianti che vorrebbero persuadere quei contadini che è un inganno, ma essi non credono e continuano ad affollarsi intorno al cocchio di Rocco Lavarione.
Se si mette in dubbio l'efficacia di quella polvere essi ci guardano con occhi feroci; e infatti perchè togliere loro la fede e la speranza?
L'idea di possedere un farmaco che guarirà i loro mali, non è già una felicità?