—Della tela bellissima, dei fazzoletti, tutto a buon mercato; avanti avanti, signori!

—Il teatro delle scimmie, le sette meraviglie del mondo! il cosmorama pittorico! entrino, signori, che resteranno sorpresi!—E simili grida da tutte le parti, tanto che mia sorella ha tutte le ragioni di dire che ha la testa grossa come un pallone.

—Taratatà taratatà, che cos'è questo rumore che viene laggiù dalla strada maestra? Si vede un nuvolo di polvere, s'ode uno scalpitìo di cavalli, tutti tacciono per un momento e si domandano:

—Che cosa sarà?

Le trombe squillano più forte, la massa nera s'avvicina, e già si distinguono quattro cavalli bianchi attaccati ad un cocchio alto e maestoso.

Vengono a gran carriera, son già vicini alla piazza.

—Largo largo, indietro, eh op, eh op.

La folla si restringe, si pigia, e il cocchio passa a mala pena in mezzo a quel mare di teste e s'arresta nel centro della piazza.

Un uomo di mezza età, colla barba brizzolata, d'aspetto abbastanza simpatico, sale sul seggio davanti, il quale è tutto ricoperto di velluto rosso, e si rivolge a tutta quella folla, intenta ad ascoltarlo.

Parla bene, con voce sonora, dice di chiamarsi Rocco Lavarione, d'aver studiato all'università, viaggiato mezzo mondo e conclude che possiede una polvere miracolosa che guarisce tutti i mali, ed invita quella gente a farsi avanti per comprarsela.