Vennero prima le bambine contente, avevano risposto bene ed erano certo passate. Carlo invece entrò di cattivo umore, e tutto furioso gettò il cappello da una parte e i libri dall'altra. Maria si sentì dare un colpo al cuore, e capì subito che cosa significasse quella furia.
—Gli esami non sono andati bene?—chiese con un sospiro.
—Il professore è un asino,—disse Carlo irritato.
—Sarai tu un asino, che non avrai saputo rispondere; almeno lo confessassi, e non fossi tanto presuntuoso. Dunque non sei passato? Me l'aspettavo.
—Mi domandò certe cose difficili; poi i compagni mi facevano ridere, mi sono confuso, ecco.
—Mi dispiace,—disse Maria con amarezza,—così tutti per colpa tua dovranno rinunciare alla campagna.
—Non dir questo, Maria, posso studiare anche là, anzi studierò meglio in mezzo alla quiete campestre.
—Gli è che forse non avrai più bisogno di studiare. Sai che cosa ha detto il babbo? Se non passi ti metterà ad un mestiere, almeno ti guadagnerai il pane.
—Siete matti,—disse Carlo,—io far l'operaio? Mai più. Lo sai, io voglio diventare un personaggio celebre, un eroe.
Le sorelline si misero a ridere.