Era una famigliuola modesta e felice perchè si contentava di poco. Il babbo era operaio meccanico e guadagnava venticinque lire la settimana, la mamma era cucitrice di bianco, e lavorava per vivere con un po' d'agiatezza, e possibilmente far qualche risparmio.

Avevano una figlia che era la loro consolazione e il costante pensiero di tutti e due.

Volevano procurarle quel benessere che avevano invano sognato per loro, e lavoravano con maggior lena e con più coraggio pensando alla cara bambina.

Vivevano a questo modo da parecchi anni; la figlia frequentava la scuola, studiava con amore, ed era fra le prime della sua classe, tanto che i genitori formavano i più bei sogni per quella bimba d'ingegno.

Volevano che potesse studiare e diventar da più di loro, non c'era sacrificio a cui si sarebbero rifiutati per lei, ed essa era tanto buona che meritava tutto il bene che le volevano.

In casa non mancava nulla; il marito consegnava alla moglie tutta la sua settimana e non spendeva un soldo all'osteria; dicendo che se la sera si sentiva voglia di bere un bicchiere di vino, preferiva di berlo in casa, nella sua cameretta tepida e ben illuminata, avendo accanto la moglie e la figlia, che lo rallegrava col raccontargli i fatti e gli avvenimenti della scuola, e colle sue allegre risate.

Qualche volta prendeva la figlia sulle ginocchia, e le raccontava delle storielle, mentre la mamma faceva andare la sua macchina da cucire per terminare un lavoro urgente.

A lei non veniva mai meno il lavoro, essa era precisa, onesta, i principali negozianti la conoscevano, le davano quantità di commissioni, tanto che il lavoro si ammucchiava nella sua stanza, ed essa era lieta pensando al benessere che così poteva procurare alla famiglia.

Ma un giorno l'allegria scomparve da quella casa.

Lavorando in fretta, facendo correre allegramente il pedale della sua macchina, l'ago, senza che si accorgesse, le trapassò una mano, tanto che dal dolore fu sul punto di cadere svenuta.