Era sola in casa, e trovò appena la forza di mettere la mano dentro l'acqua fresca, poi sentendo quietare il dolore fasciò la ferita, e fece uno sforzo per mostrarsi sorridente quando rientrarono il marito e la figlia.

—Che hai, mamma?—chiese la piccina vedendole la mano fasciata.

—Non è nulla, mi sono punta, ma passerà.

Però quel giorno non ebbe voglia di mangiare, e il giorno dopo non potè servirsi della mano che si era tutta gonfiata.

Essa non disse nulla al marito per non affliggerlo; ma la accorava il non poter continuare a lavorare; appunto in quei giorni aveva promesso di terminare dei lavori urgenti che dovevano servire per il corredo d'una sposa.

—Perchè non mangi?—le diceva la bambina.

—Non mi sento troppo bene, è questa mano che mi duole, ma guarirà.

—Va dal dottore,—le disse il marito.

—È inutile, noi non abbiamo tempo d'essere ammalati; questa sera mi metterò un impiastro.

Ma la notte, invece, il male s'aggravò, e le venne la febbre, tanto che la mattina il marito prima d'andare all'officina andò a chiamare il medico.