La fanciulla, quantunque piccina, pareva una infermiera provetta, scriveva tutte le prescrizioni del dottore per non dimenticar nulla, e le eseguiva a puntino, poi colle sue mani preparava dei brodi succolenti per l'ammalata, e il mangiare per il babbo, a sè pensava poco, non n'aveva tempo, spesso si contentava d'un po' di latte e un po' di pane.

Ma la malattia si prolungava, e la mamma era sempre preoccupata del suo lavoro.

Una sera, mentre l'ammalata riposava, la fanciulla provò ad avviare la macchina e a far andar avanti il lavoro che stava ammucchiato in una cesta.

Vide che le riusciva bene e continuò ad andare innanzi, approfittando dei momenti nei quali la mamma dormiva, perchè quando era desta doveva stare ad assisterla.

La povera donna si crucciava sempre, e diceva al dottore:

—Mi faccia guarir presto, ho bisogno di alzarmi, di lavorare; esser
ammalati e non guadagnar niente per giunta è una gran pena.

—Stia tranquilla che guarirà presto, specialmente se starà un po'
quieta.

Alla figliuola diceva invece:

—Come faremo ad andare avanti se non posso lavorare?

—Mamma, bada a guarire, non pensare a nulla.