E sì dicendo mandò a comperare i fiori e salì nell'appartamento per dar l'ultima mano e metterlo in assetto.

Aveva disposto i mobili secondo la sua idea ed i suoi gusti; in una delle stanze che aveva un grande balcone verso la piazza, aveva fatto collocare due letti uguali di ferro molto semplici, un armadio e due cassettoni; nell'altra aveva formato una specie di salotto, con una tavola nel mezzo, un divano e qualche poltrona. I mobili erano semplici, anzi modesti, e avevano l'aspetto molto usato; essa fece il possibile di rallegrare gli ambienti con cuscini, tappeti e tovagliette guernite di trina, ma soltanto il mazzo di rose avea posto una nota allegra su quelle vecchie cose.

Quando discese, trovò la madre in piedi che girava, eccitata dall'impazienza, trascinando dietro a sè la gamba inferma, attaccandosi ai mobili per non cadere, e tendendo l'orecchio ad ogni carrozza che si fermava. All'annuncio del prossimo arrivo dei nipoti le pareva di ringiovanire, si sentiva la mente più lucida come se l'arrivo degli sposi giovani fosse l'ultimo raggio di sole che venisse a rallegrare la sua vita che ormai volgeva al tramonto.

— Ma che cosa hai, mamma, che sei tanto irrequieta? — chiese la Giulia. — Non possono essere ancora arrivati; è troppo presto.

— E se non trovano la casa? — disse la vecchia.

— Ho dato l'indirizzo giusto; sarebbe inutile andar ad incontrarli: non ci siamo mai veduti, non so nemmeno che faccia abbiano. Vedrai che ci troveranno.

— Non avrei mai pensato di poterli conoscere, — disse la signora Teresa, ritornando al suo posto. — Mia nipote, la mamma di Lodovico, era una bimba quando è partita, aveva due begli occhioni azzurri intelligenti e una corona di riccioli biondi; deve aver sofferto col carattere di suo padre: meno male che poi è stata fortunata, ha fatto un buon matrimonio, e se fosse vissuta avrebbe ora la gioia di vedere suo figlio stimato e sposo felice; perchè, sai, Lodovico è un personaggio conosciuto, un grande ingegno, tutti i giornali ne parlano.

— È quello che mi dà pensiero, — disse Giulia. — L'ingegnere Arcelli troverà miserabile l'alloggio che possiamo offrirgli. E la moglie, la dottoressa, sono certa che sarà antipatica, e poi chissà che superbia e come ci guarderà dall'alto in basso, noi misere mortali che non abbiamo studiato all'università.

— Forse sarà meglio di tutte le pettegole che conosciamo, — disse la signora Teresa; — se poi trovasse un rimedio al mio male, benedirei la sua venuta e la sua scienza! Tanto i medici non hanno capito nulla, può darsi che una donna sia più intelligente.