— Prima in quell'angolo, — disse Lodovico; — cercate se trovate un anello di ferro.
Mentre frugavano e picchiavano in tutti gli angoli, Valentina non fiatava, le pareva di sognare. Quell'illuminazione fantastica, quegli uomini intenti ad un lavoro rude, suo marito in piedi colla faccia accesa che dava ordini esatti e precisi, le faceva l'effetto di trovarsi sotto terra, in qualche miniera o nelle viscere d'un monte e che Lodovico fosse un capo da cui dipendesse l'esito d'una grande impresa.
Quegli uomini picchiavano colle picche, cercavano carponi l'anello di ferro che Lodovico diceva esistere, come se l'avesse veduto, ma non trovavano nulla.
— Cercate meglio, — diceva l'ingegnere, — ci dev'essere, almeno una traccia.... non trovate nulla? cercherò io, — e si mise carponi a toccare il terreno con crescente ansietà, — ah, ecco, — disse finalmente, — sentite qui, questo solco, questa specie d'incavo, qui era l'anello di ferro, ed ora alzate la pietra.
Non era cosa facile; l'umidità e il tempo avevano formato intorno alla pietra una specie di cemento durissimo, che non cedeva facilmente ai colpi di piccone.
Gli Arcelli erano impazienti, pareva che quegli uomini mettessero un tempo interminabile nella loro opera di distruzione.
— Presto, presto, — diceva Lodovico, — come siete lenti!
E quegli uomini picchiavano con maggior violenza, mettendo in quel lavoro tutto lo sforzo di cui erano capaci; avevano già fatto una fessura nella pietra ma procedevano lentamente come se si trattasse d'infrangere un masso di granito.
— Coraggio, avanti, forza, provate a cacciare una leva nella fessura.