Il dottor Guido Sormani diede un'occhiata all'orologio e fece il gesto d'alzarsi.
La signora Carlotta Ivaldi gli pose la mano sul braccio e gli disse con uno sguardo supplichevole:
— Non mi lasci, dottore, non mi abbandoni con questa inquietudine nell'anima, mi conceda tutto il tempo di cui può disporre, l'accetterò come un dono.
— Devo vedere un ammalato, — disse il dottore, — aspetterò, resterò ancora per farle piacere; ma creda a me, la sua inquietudine è irragionevole.
— Se sapesse come soffro, non direbbe così e non chiamerebbe fantasticherie le mie sofferenze! È una cosa morbosa, ma sento le sventure come il barometro sente l'avvicinarsi della bufera.
— Questa inquietudine che ci tormenta è il male del nostro secolo, — soggiunse il dottore, — il progresso della scienza ha fatto diminuire e sparire molti mali, ma la natura si è vendicata col rendere i nervi sensibili in modo che il nostro cervello ne crea d'immaginarii che ci fanno soffrire più di quelli reali.
— Se sapesse quello che è accaduto nella mia vita, non direbbe così, — rispose la signora Ivaldi, — ma mi conosce da poco tempo e non può capire quello che avviene nel mio cervello.
— La conosco abbastanza per comprendere che appartiene alla schiera fin troppo numerosa delle persone sulle quali l'imaginazione ha il sopravvento e che sono infelici più per quello che pensano, che per quello che realmente soffrono; credo che verrà un giorno in cui noi medici dovremo guarire più colla suggestione che coi farmachi, e chi saprà meglio persuadere, sarà il medico migliore.
— Senta, dottore, — disse la signora Ivaldi, — credo piuttosto che col tempo si scopriranno nuovi fenomeni che sono ancora avvolti nel mistero, e si avrà la spiegazione di certe sofferenze sconosciute. Avrebbe mai imaginato che si potesse comunicare da un capo all'altro del mondo col mezzo delle onde eteree, vale a dire con una cosa invisibile quasi fantastica, come avviene col telegrafo Marconi? Ebbene, io credo che due esseri che si amano ed hanno nel loro organismo un senso raffinato e simpatico, siano uniti sempre da una specie di corrente elettrica e possano comunicare fra loro; e se ad uno accade qualche avvenimento straordinario, l'altro ne senta anche ad una grande distanza il contraccolpo.
— È una teoria che non è ancora provata, — disse il dottore sorridendo, — e sa bene che la scienza non si contenta di chiacchiere ma chiede prove e riprove.