— Pur troppo lo sento, è accaduto qualche disgrazia, — disse la signora Carlotta.
— Ma mi spieghi, ora che ha destata la mia curiosità, — disse il dottore, anche per distoglierla dal pensiero che l'opprimeva, — e come è avvenuto il suo matrimonio?
— È presto detto, — soggiunse la signora Ivaldi. — Vittima dell'accidente ferroviario, Federico è vissuto qualche ora fra gli spasimi atroci, mutilato in un modo orribile. Giorgio, il fratello, corse ad assisterlo e raccolse le sue ultime volontà. Egli morì col mio nome sulle labbra, mi lasciò erede della sostanza che avea guadagnata per me, e pregò il fratello che mi proteggesse e facesse in modo ch'io almeno fossi felice. Giorgio ritornò poco tempo dopo; quando ci vedemmo si ebbe l'impressione d'esserci sempre conosciuti. Federico gli avea continuamente parlato di me, egli poi rassomigliava tanto al fratello, specialmente nella voce, che qualche volta avevo l'illusione che non fosse avvenuto il fatto orribile e ch'egli mi fosse ancora accanto.
I nostri affari che avevamo in comune, ci riunivano spesso, ero rimasta sola al mondo, chiese la mia mano e accettai. Me ne trovai contenta; a lui devo questi anni di tranquillità e di pace, egli è ora tutto per me, mi trovo unita a lui come ero con Federico, non allo stesso grado, ma abbastanza per sentire che è vittima d'un accidente.
— Non mi persuade, cara signora, — disse il dottore, — è la sua imaginazione che è ammalata, e perchè pensa all'altra coincidenza; vedrà, suo marito ritornerà sano e salvo, e questa volta ne uscirà guarita per sempre.
— Fosse vero, — disse la signora Ivaldi. — Ma intanto chi mi toglie a questa inquietudine?
— Ci metta un po' di forza di volontà. Tanto ora non può far nulla, ed io sono proprio costretto a lasciarla per vedere il mio ammalato; procuri d'esser ragionevole, si calmi, le prometto di ritornare domani mattina e vedrà che mi darà ragione.
— Ne sarei lieta davvero! Ma intanto mi sgomenta la notte di ansie che ho a me davanti, dottore; mi scriva una ricetta, un forte sonnifero, oppio, morfina, tutto quello che vuole, ma qualche cosa che mi faccia dormire e mi tolga a questa inquietudine.
Il dottore per contentarla le scrisse una pozione calmante e uscì compiangendo quella povera signora che secondo lui era seriamente ammalata di nervi.