Mi alzai come una disperata e mi misi a gridare piangendo: è morto, è morto, Federico è morto! Lo vedevo davanti agli occhi insanguinato e morente, e fuggivo sperando togliermi alla vista di quello spettacolo raccapricciante. La mamma si svegliò a quei gridi e mi credette impazzita.
Mi volea persuadere che il mio era un brutto sogno, ch'io era in preda ad allucinazione, ma non ci fu verso che riuscisse a calmarmi.
— È accaduto una cosa grave, — gridavo fra le lagrime, — voglio sapere, voglio partire!
Sembravo pazza, la mia povera mamma non sapeva come calmarmi; temeva sul serio ch'io avessi smarrita la ragione.
Alla mattina mandai un telegramma chiedendo notizie. Mi rispose suo fratello Giorgio queste precise parole:
«Morto vittima d'un accidente ferroviario».
La signora Ivaldi, a questo punto del suo racconto, si sentì come un gruppo alla gola, ripensando l'angoscia passata; e dopo aver dato un sospirone per liberarsi dal peso che l'opprimeva, disse al dottore:
— Che le pare? Non ho ragione d'essere inquieta?
— Credo ad una fatale coincidenza, — disse il dottore, — vedrà che questa volta non è accaduto nulla.