Le dava anche noia doversi privare dei servigi di Vincenzo, che Ugo avea scelto come assistente e nello stesso tempo come suo domestico particolare, avendolo trovato un ragazzo intelligente che s'interessava alle sue scoperte e lo aiutava con amore. Essa però si mostrò premurosa di dar ordini, affinchè Ugo trovasse al suo arrivo ogni cosa al suo posto, e per rabbonire il marito disse:
— Infine Ugo non dà noia a nessuno; basta che non si lasci montare il capo da quella pazza di sua zia; non sai che si è fitta in mente di dividere le rendite delle sue terre coi contadini che le coltivano e, dopo qualche anno, lasciargliele in proprietà?
— Sono idee socialiste, ma delle sue terre può fare quello che vuole; sono cose che non mi riguardano.
— Ma, è l'esempio per i nostri?
— Lascia fare, — disse il signor Arlandi, — non occupiamoci degli affari altrui, pensiamo piuttosto a ricevere degnamente il nostro Ugo; mi raccomando che il laboratorio sia in ordine, perchè è impaziente di riprendere i suoi esperimenti.
Sì dicendo, entrò in casa non volendo continuare un discorso che lo turbava; e la signora Savina lo seguì collo sguardo, crollando il capo e cantarellando a bassa voce.
— Sono una razza di squilibrati, di pazzi! Basta, speriamo che Mario abbia giudizio per tutti e che finisca per esser lui il padrone.