— Ma sono di valore; poi Ugo gli ha comprati per i suoi studî ed ha diritto di ritrovarli, quando arriva.
— Ben spesi quei denari, — mormorò la signora.
— Meglio spenderli per la scienza che in gozzoviglie, — disse il signor Carlo, ripetendo una frase della cognata.
— Per conto mio, preferirei che spendesse il suo denaro per divertirsi; sarebbero cose più adatte alla sua età, invece quelle sono pazzie, e finirà per recare lo scompiglio nella nostra casa tranquilla. Perchè non l'hai lasciato andar ad abitare dalla zia Giulia?
— Perchè un figlio deve stare col padre, e poi questa è casa sua.
— È vero; lui è ricco e noi finiremo nella miseria, quando gli avrai lasciato sprecare la fortuna colle sue meravigliose invenzioni.
— Basta! — disse l'Arlandi un po' irritato, — non voglio che tu dica male di Ugo, hai capito? Pensa piuttosto a fargli mettere in ordine le stanze e a dire a Vincenzo di andar questa sera alla stazione a mettersi agli ordini del suo padrone.
Savina non fiatò più; non era abituata a veder il marito assumere quell'aria di comando e rimase sorpresa, e pensava di star zitta per poi ritornare alla carica in un momento più opportuno.