L'affetto e la devozione di quell'essere semplice era un grande conforto per Ugo, e lo riguardava più un compagno che un domestico, e tutti e due, collo stesso entusiasmo, si adoperavano a metter tutto a posto per poter subito iniziare il lavoro.
Dopo le giornate operose era un vero sollievo per Ugo, passare la sera al villino di Giulia e confidare alla zia i suoi pensieri e le sue aspirazioni.
A lei narrava le occupazioni della giornata, come aveva riordinato il materiale e come avrebbe incominciato ad esaminarlo; quei primi giorni s'era limitato a fare semplicemente dei tentativi.
Egli era un idealista della scienza, intuiva le grandi scoperte future, ma era incerto sul modo d'incominciare le nuove esperienze; un po' impaziente di riuscire, immaginava risultati più rapidi di quelli che conseguiva realmente.
E Giulia stava attenta ad ascoltarlo, qualche volta esprimeva il desiderio di aiutarlo, approvava le sue idee e l'incoraggiava anche nei tentativi più arditi.
— Voglio trovare l'anima del mondo, — egli diceva, seduto nel salottino allegro, vicino alla sua attenta ascoltatrice. — E riuscirò, perchè la intuisco, la sento, la vedo in tutto quello che è conosciuto.
— Ma dove sta nascosta? Raccontami, mi piace tanto sentirti parlare di queste cose, — diceva Giulia.
— Deve essere nel centro del nostro globo, è una forza ignota, un centro di vita che palpita e fa sentire la sua influenza fino alla superficie della terra; è lei che costituisce questa rete magnetica che ci avvolge e che è una forza per chi sa valersene opportunamente, come fece il nostro grande Marconi pel suo telegrafo senza fili. È una forza potente, imprigionata da chissà quali legami.... e vedi, qualche scintilla deve essere sfuggita, ed io la cerco in quei minerali che ho raccolto e, se riuscirò a trovare una traccia, avrò avuto dalle mie fatiche un compenso insperato.
Quando egli era stanco di parlare, era lei che gli confidava le sue idee filantropiche e socialiste. Voleva assolutamente trovare il modo di migliorare le condizioni dei contadini. Vedeva con terrore i ragazzi più intelligenti disertare i campi per le officine, e s'era fitta in capo d'infondere nel loro cuore l'amore alla terra, d'insegnare a coltivarla con intelligenza, in modo da ricavarne frutti copiosi, voleva istituire scuole per insegnare la coltura dei campi in modo scientifico, interessare i lavoratori lasciando loro una parte delle rendite, o compensare i migliori, regalando loro qualche pezzo di terra.