La povera Giulia non sapeva più a che santo votarsi, in paese ormai non si occupavano che degli avvenimenti di casa Arlandi, ognuno volea dire la sua, nessuno riusciva a sapere dove fosse ricoverato il professore Ugo, e parlando della signorina Giulia, dicevano che se non poteva liberare il nipote avrebbe finito col diventar pazza anche lei.
Infatti le pareva di perdere la testa nella sua impossibilità di essergli utile, ma aveva nel cuore una speranza che la sosteneva, avea fede anche nelle cose soprannaturali, diveniva superstiziosa; si faceva mandare una quantità di giornali che leggeva avidamente sperando trovare una riga che la mettesse sulle traccie del nipote; non trovò nulla di quello che desiderava, ma vi lesse una notizia che le fece battere il cuore.
Si parlava della scoperta del radio, fatta dai coniugi Currie, una sostanza che emanava luce e calore senza perdere nulla del suo peso, che produceva effetti meravigliosi e sconvolgeva tutte le idee che si avevano sulle scienze chimiche e fisiche.
Era appunto quello che il professor Ugo stava studiando ed era in procinto di trovare, quando venne rinchiuso barbaramente; bisognava che quel tentativo non fosse ignorato, pensò ai giornali che portavano ai quattro venti la voce del pubblico, ad Ugo che era stato troppo sconosciuto e il cui nome bisognava far noto; ebbe un'ispirazione che le parve venuta dal cielo, prese la penna e scrisse un breve articolo al giornale che aveva parlato della nuova scoperta dicendo che, a proposito degli studii sul radio, l'onore di averlo trovato sarebbe toccato ad un italiano, al professor Ugo Arlandi che si era occupato seriamente di quel genere di studî e avea scritto una monografia sulle irradiazioni nascoste, ma era scomparso alla vigilia di cogliere il frutto delle sue fatiche, nessuno sapeva più dove fosse e si temeva vittima d'un delitto. Firmò l'articolo con un pseudonimo, accluse una somma per una sottoscrizione di beneficenza patrocinata dal giornale e mandò il suo scritto alla posta. Lo slanciò così alla ventura, non avea che una lontana speranza che il giornale se ne impadronisse, suscitasse uno scandalo, provocasse un'inchiesta che potesse riuscire utile al suo scopo. In ogni modo tutto era meglio di quel marasmo.
L'aver fatto qualche cosa era un po' di sollievo per il suo spirito, quando entrò la cameriera portandole una lettera un po' sciupata e senza francobollo.
Guardò la calligrafia.
— È di Ugo, — esclamò.
Stracciò in fretta la busta nell'impazienza di leggere.
Erano poche parole scritte a matita che dicevano: