Il signor Carlo le disse ch'era padrona di andare dove voleva, anche nella catapecchia che abitava prima del matrimonio; in quanto a lui sarebbe rimasto vicino al figlio. Infine Ugo era il padrone ed era inutile facesse tanto chiasso.
Essa non fiatò più, ma si consolò pensando che sarebbe invece andata a Milano con Mario per farlo studiare, in modo che un giorno potesse eclissare nella scienza il professor Ugo.
IX.
Quel giorno che Ugo si trovò libero e assieme alla zia Giulia, che riguardava come il suo angelo salvatore, camminava per le vie popolose di Milano, gli parea di rivivere; i suoi affari erano affidati bene nelle mani dell'avvocato Alberti, poteva dedicarsi interamente alla scienza, l'avvenire si presentava pieno di promesse e non s'era mai sentito tanto contento. Giulia gli dava dei consigli, bisognava cambiar sistema, dovea vivere un po' più in mezzo al mondo e farsi conoscere. Ormai era passato il tempo degli eremiti, e tutti i suoi studî non avrebbero servito a nulla se non fossero stati messi alla luce del sole, come non serve il danaro, che l'avaro tiene rinchiuso nel forziere.
Essa era disposta ad aiutarlo con tutto il cuore e con tutta la sua energia, ma egli doveva lasciarsi dirigere da lei.
Prima di tutto dovea mostrare di non essere uno squilibrato, e non gliene sarebbe mancata l'occasione, e poi procurare che il suo valore venisse riconosciuto dal mondo.
— Dimmi quello che devo fare, io ti ubbidirò ciecamente, — diceva Ugo, — ma come posso farmi conoscere se non ho fatto ancora nulla? Forse se non fossi stato rinchiuso tutto questo tempo il mio nome sarebbe associato a quello degli scienziati che hanno scoperto il radio, ma invece il destino avverso non ha voluto; per conto mio, sono contento che il radio sia stato trovato; io non ho ambizione, amo la scienza e il suo progresso mi preme più di tutto.
— Tu sei troppo modesto, — disse Giulia, — a me preme che il tuo valore sia apprezzato e mi occuperò io stessa di farti conoscere; intanto devi presentarti alle redazioni dei giornali e ringraziare quelli che hanno parlato di te; so che ciò è per te un grande sacrifizio ma devi farlo per ubbidirmi.