Ugo diceva che la zia era accecata dall'affetto che aveva per lui e esagerava le sue qualità, però aveva deciso di seguire i suoi consigli, solo si contentò di chiedere una settimana di tempo per preparare la conferenza, e si mise all'opera perchè riuscisse degna dell'aspettazione.
Giulia era sempre più orgogliosa delle feste che si facevano al nipote; tutti i giornali parlavano di lui, il suo nome ed i suoi studî, la sua vita erano già conosciuti dal pubblico, si sapeva che i suoi ultimi esperimenti erano stati interrotti da uno scoppio avvenuto nel suo laboratorio che l'avea tenuto ammalato di nervi per molto tempo e ciò lo rendeva più interessante.
Egli non capiva come tutti conoscessero tanti fatti intimi della sua vita, e Giulia che senza dirgli nulla era stata l'ispiratrice di quelli articoli, rideva in cuor suo della sorpresa del nipote e si contentava di mandare i giornali al signor Carlo, alla signora Savina e a tutti i conoscenti; e in quei giorni di lavoro e preparazione febrile viveva come in un sogno e le pareva di aver trovato un nobile scopo alla sua operosità: quello di aiutare il nipote nella sua opera.
X.
Il giorno della conferenza del professor Arlandi la sala del ridotto della Scala si andava popolando di belle signore, di giovanotti eleganti e di uomini serii e studiosi.
Era una settimana che i giornali parlavano dell'Arlandi e tutti desideravano vedere il giovane professore che dava tante speranze per l'avvenire della scienza.
Poi la conferenza era a beneficio di due istituzioni cittadine, utili e benefiche, ed anche quelli che non si occupavano di studî serii avevano voluto andarvi per moda, per filantropia e per trovarsi cogli amici e conoscenti.
La ricerca dei biglietti era stata enorme e nella sala gremita di pubblico si sentiva il bisbiglio foriero d'un'impaziente aspettazione.
Quando entrò il professor Ugo, pallido, alto, col volto giovanile e le labbra velate da due baffetti biondi, elegante nel suo vestito nero, inappuntabile, timido nei movimenti, ciò che lo rendeva ancora più simpatico e interessante; gli sguardi del pubblico si posarono sopra di lui, cessarono i bisbigli e tutti attesero attenti ad ascoltare.
Egli incominciò con voce chiara, tremante, incerta un po' sul principio, ma mano mano che proseguiva si faceva più vibrante e colorita a parlare delle meraviglie della scienza e dei mezzi che permettevano di fare continuamente nuove scoperte. Parlò delle irradiazioni potenti date da certe sostanze come il radio che si trovano nascoste in diversi minerali e che sono tali da sconvolgere le idee che si avevano fino ai nostri tempi sui movimenti della materia e degli atomi.