ANFAR. È dubbio assai, s'ei possa,
o venir voglia ad abboccarsi teco,
fin ch'ei non sa, se tu i proposti patti
nieghi, od accetti.

AGIDE In guisa niuna ei puote negar d'udirmi, e nol vorrá. L'asilo io per sempre abbandono; a me dintorno corteggio nullo io vo'.—Spartani, ad alta voce vel grido; io rimaner quí voglio, solo, ed inerme, ed innocente.—

(Il popolo si va allontanando, e disperdesi.)

Il vedi, Anfare, il vedi; il tempo, il loco, il modo, opportuno or fia tutto. Io fra brev'ora tornerò in questo foro; e quí non sdegni venirne il re. Solo sarovvi; egli abbia al fianco i suoi satelliti: veduti sarem da quanti cittadini ha Sparta, ma non sarem da nessun d'essi uditi.

ANFAR. Poiché tu il vuoi, tosto a recarne avviso a Leonida volo.

SCENA QUINTA

AGIDE, AGESISTRATA, AGIZIADE.

AGIDE Io ben sapea con qual esca allettarlo.—Or, donne, intanto io con voi riedo alla magione, e ai figli. Godrò fra voi brevi momenti estremi d'alcun privato dolce, infin ch'io torni al fatal parlamento.

AGIZ. Oh cielo!…

AGESIS. O figlio, che speri tu dall'empio re?