AGIDE E son?…
ANFAR. Di pace.
AGIDE E quale?
ANFAR. Vera: ove pace alle tue mire avversa
non sia pur troppo; ove in tumulti e risse
securtá tu non cerchi e in un grandezza.
AGIDE Io discolparmi or presso a te non deggio:
forse il farò presso a chi il deggio. Udiamo,
di Leonida udiam la pace intanto.
ANFAR. Son io messo del re? Di Sparta io sono eforo; e a te parlo di Sparta in nome. Ove piegarti ai cittadin tu vogli, (ai veri e saggi) e la cittá tranquilla rifar, dannando ogni tua nuova legge tu stesso; il seggio, onde scaduto sei col tuo fuggirne, Sparta oggi ti rende.
AGESIS. Agide…
AGIDE Madre, a te son figlio; or posa secura in me.—Tu, che di Sparta in nome, pur ch'io indegno men renda, il trono m'offri; pregoti, al re Leonida in risposta reca, ch'io seco favellar vorrei, pria che in giudicio a Sparta innanzi io parli.
AGIZ. Io pur ten prego, Anfare, vanne al padre, e a ciò lo induci: a lui ritorna in mente, che senz'Agide in vita ei non sarebbe; ch'ei la diletta unica figlia sua diede ad Agide in moglie…
AGIDE A lui null'altro
non rammentar, fuorché di Sparta entrambi
siam cittadini; e che il comun vantaggio
vuol, ch'ei mi ascolti.