POPOLO E chi non sa, che a lui la vita hai salva?…
AGIZ. Sí, per lui sol l'aure di vita ancora spira il mio padre. Io nel crudel periglio, io stessa, il vidi; agli inumani messi d'Agesiláo giá in mano ei stava quasi, quando opportuni d'Agide gli amici gli ebber fugati, e noi ritratti illesi in securtá.
AGESIS. Quindi pagar nel vuole
Leonida oggi, a lui togliendo, iniquo,
non che la vita, anca la fama…
AGIDE E questa
mai non sta nel tiranno: in me, nel mio
solo operar, sta la mia fama.
AGESIS. E nasce sol dal tuo oprar l'altrui livore, e il fermo empio pensier di opprimerti. Ma, viene Anfare a noi? degno consiglio e amico di Leonida…
AGIDE Udiamlo.
AGIZ. Oh cielo! io tremo…
SCENA QUARTA
AGIDE, AGESISTRATA, AGIZIADE, ANFARE, POPOLO.
ANFAR. Fuor del tuo sacro asilo, Agide, in mezzo d'una tal turba io non credea trovarti. Ma pur, piú grati testimon di questi io bramar non potea. Vengo ad esporti di Sparta i sensi.