Poppea

Chi tormi
a te, chi 'l può, se non tu stesso? è legge
ogni tuo cenno, ogni tua voglia in Roma.
Tu in premio a me dell'amor mio ti desti,
tu a me ti togli; e il puoi tu appien; com'io
sopravvivere al perderti non posso.

Ner.

Toglierti a me? né il pur potrebbe il cielo.
Ma ria baldanza popolar, non spenta
del tutto ancor, biasmare osa frattanto
gli affetti del cor mio: quindi m'è forza,
che antivedendo io tolga...

Poppea

E al grido badi
del popolo?

Ner.

Mostrar quant'io l'apprezzi
spero, in breve; ma a questa Idra rabbiosa
lasciar niun capo vuolsi: al suolo appena
trabalzerá l'ultima testa, in cui
Roma fonda sua speme; e infranta a terra,
lacera, muta, annichilata cade
la superba sua plebe. Appien finora
me non conosce Roma: a lei di mente
ben io trarrò queste sue fole antiche
di libertá. De' Claudj ultimo avanzo
Ottavia, or suona in ogni bocca; il suo
destin si piange in odio mio, non ch'ella
s'ami: non cape in cor di plebe amore:
ma all'insolente popolar licenza
giova il fren rimembrar debile e lento
di Claudio inetto, e sospirar pur sempre
ciò che piú aver non puote.

Poppea

È ver; tacersi,
Roma nol sa; ma, e ch'altro omai sa Roma,
che cinguettar? Dei tu temerne?