— Sì, rispose fermamente, — anche con codesta vostra minaccia. Rimpiangerò certo amaramente che sia noto l’unico fallo della vita di mio padre, al quale bisogna pure che creda ancor io, poichè egli stesso lo confessa; ma nello stesso tempo che questo fallo sarà conosciuto, verrà a sapersi eziandio che egli ne affidava a me la riparazione, che io non seppi mai nulla fino ad ora, che quella restituzione al cavaliere Giulio sarà tosto fatta: e io, per quanto dolente della debolezza paterna, ma persuaso che il pentimento cancella ogni colpa, e del suo pentimento mio padre diede prova, porterò alta la fronte lo stesso e son certo che non perderò un briciolo di affetto e di stima dai miei congiunti, nè da verun altro al cui concetto io ci tenga. Voi vedete che se può importarmi fino a un certo punto di tenere segreta ogni cosa, l’importanza che ci metto non è tale da farmi acconsentire a cose ch’io non possa accettare.
Matteo si sentì invadere da una gran paura. Capì che la sua sollecitudine, il suo sgomento per Alfredo lo avevano deciso un po’ imprudentemente a un passo assai pericoloso. Imporne al marchese era ben altra cosa che non il dettare il suo volere colla minaccia alla contessina Albina; era venuto a svelare il suo segreto, e correva rischio di vedere con ciò fatta inutile la sua audace menzogna e rotta nelle sue mani l’arma terribile con cui aveva ottenuto la sommessione della nobile ragazza. Pure conservò fermo il contegno, e disse tranquillamente:
— Ho creduto che Vossignoria, pur così delicato in punto d’onore, appartenente a famiglie tanto scrupolose a questo riguardo, avrebbe accettato qualunque condizione... onorevole s’intende, per ottenere che una macchia, mettiamo pur anco leggiera, del nome paterno, non comparisse mai agli occhi del pubblico.
Il marchese ebbe di nuovo un guizzo negli occhi, e parve sul punto di interrompere; ma si contenne, si morse il labbro, ed a Matteo, il quale si era taciuto, fe’ cenno di continuare.
— E mi pare, — seguitò l’altro, — che quanto io son venuto a chiedere alla S. V. sia pur tale da accettarsi volonterosamente.
— Ne giudicherò meglio quando io sappia quello che desidero: — disse allora con accento risoluto il marchese. — Come avete voi quella carta?
L’usuraio si sentiva dominato; volle pure ancora tentare di resistere, ma quella paura, che gli era entrata nell’animo, veniva crescendo e levandogli della sua sicurezza, dell’impudenza.
— Signor marchese, — rispose volendo nascondere la sua esitazione, ma non riuscendoci bene: — ciò alla S. V. non deve importare...
Respetti si alzò e con tono imponente interruppe:
— M’importa cotanto che senza questa spiegazione da voi, non consento più ad ascoltarvi altrimenti. Avete capito?... O parlate, o partite dal mio cospetto.