Subito subito, Matteo pensò partirsene davvero; ma non era un respingere così ogni mezzo di salute? Chi sa se una completa sincerità non avesse più effetto delle minaccie sull’animo del marchese; poteva anche presentare le cose in modo da acquistarsi un po’ di merito verso chi l’ascoltava.

— Ebbene? — domandò il marchese, incalzante, imperioso, avvicinandoglisi d’un passo.

Il vecchio usuraio era vinto.

— Le dirò tutto, — rispose inchinandosi più basso che mai, facendosi più umile, più strisciante di prima.

— Meno male: vi ascolto.

Il marchese si buttò di nuovo a sedere, si nascose il volto, appoggiando la fronte alla palma della mano, il gomito sul bracciuolo del seggiolone e stette, in apparenza, impassibile ad ascoltare.

XXV.

Matteo fece la seguente narrazione:

— Era dunque la sera del 20 ottobre 1843... quella appunto, come Lei sa, in cui morì il suo signor padre.

Ernesto Respetti fece silenziosamente un cenno grave e melanconico del capo.