— Eccome! Se avesse visto ieri con che faccia è rientrato! Pareva un morto disseppellito: e peggio! Io già non ho mai veduta una faccia sconvolta a quel modo. Si rinchiuse in camera e si pose a dar le volte del leone su e giù, senza parlare, senza domandar nulla, senza nemmeno soffrire che gli si andasse a chiedere se aveva bisogno di qualche cosa. Di mangiare non se n’è discorso nemmanco. Verso mezzanotte vennero due signori che stettero con lui un bel pezzo, e quando se ne andarono, il conte era ancora più sconvolto di prima. Tutta la notte non ha fatto altro che agitarsi come lungo il giorno, e questa mattina io dico che l’uomo che menano a morire ha una faccia più allegra e più prospera di lui.
Matteo ebbe un tremito per tutto il corpo.
— Oh poveretto! — esclamò. — Andiamo, andiamo subito.... Non avete pensato a chiamare un medico? Sarà bene che ne facciate venire uno ad esaminarlo il più presto possibile.... Ma guarderò io.... ora lo vedrò.... gli parlerò.... Andrò io stesso a prendere un dottore....
E riprese il cammino, di passo affrettato, seguito dal domestico.
E frattanto pensava con quella confusione di mente, con quell’illogico tumulto che dànno una paura disperata, l’imminenza di una sventura irrimediabile.
— Chi sa?... Forse sarebbe una vicenda opportuna l’assalto di una buona malattia.... che non ne mettesse in pericolo la vita.... oh no!.... ma che lo isolasse per qualche tempo dalla società, dal resto del mondo.... Veglierei io perchè questo isolamento fosse come si conviene... Parlerei al medico.... so già chi andare a cercare.... con vistosi regali gli farei dire quello che mi piacerebbe.... Sì, sì: e poi nella convalescenza, quando la volontà resta più debole, il carattere più cedevole, lo indurrei a partire.... E frattanto nel tempo della malattia potrei preparare.... aggiustare le cose.... Ricorrerò certo al conte Ernesto: me gli getterò ai piedi: egli è tanto generoso!... Avrà compassione.... mi assisterà!... E durante la malattia, Alfredo mi vedrà così devoto, così amorevole che.... forse... s’intenerirà.... Se potesse nascergli in cuore un po’ d’affezione per me!... Chi sa!... Potremo forse farlo decidere a partire per la Francia, per l’Inghilterra, per dove vuole.... co’ suoi denari potrà sempre vivere bene dappertutto.... E se mi concedesse di seguitarlo, come suo intendente, come suo servo.... e poterlo veder sempre!...
Mentre agitava turbinosamente nel suo cervello questi sconclusionati pensieri che dall’eccesso della disperazione lo facevano passare all’audacia d’una speranza poco meno che assurda, giunsero alla casa del conte.
— Presto, presto, — disse il servo che venne ad aprire alla loro scampanellata, — vada avanti presto, sor Arpione, che il conte non fa che domandare se Lei non è ancora giunto.
Matteo corse verso la camera del giovane: e questi comparve sulla soglia con figura che faceva proprio l’effetto d’uno spettro.
— Ah siete qui! — esclamò con voce rauca e tremola per l’emozione, — ho gran bisogno di voi.