Alfredo fu d’un balzo presso Matteo e lo prese per mano.

— Questo vecchio, ora ha un’altra difesa...

E Matteo sottovoce, supplichevole, spaventato:

— Che volete fare?... Lasciatemi... State zitto... Lasciatemi andare.

Ma il giovane continuava con forza, con uno scoppio di voce, quasi con rabbia:

— Ne ha una in me... che sono suo figlio!

XXXIII.

L’usuraio mandò un gemito.

Il conte si strinse nelle spalle con un moto che aveva insieme del rincrescimento e dell’ironia.

— Me ne dispiace, — disse, — ma io non ci posso nulla.